Dal precetto al pignoramento quanto tempo passa?

Esecuzione forzata: tutte le procedure che deve rispettare il creditore prima di avviare l’esecuzione forzata nei confronti del debitore.

Di recente, hai ricevuto una condanna, da parte del tribunale, a pagare una somma di denaro che al momento però non hai. Il creditore ti ha appena notificato l’atto di precetto: l’ultimo invito cioè ad estinguere il debito. Debito che, nel frattempo, è cresciuto per via delle spese legali e degli interessi. La situazione si fa critica: vorresti trovare un accordo, magari proporre un piano di rateazione, ma al momento stai cercando il denaro necessario. Ti resta poco tempo per decidere il da farsi, anche perché l’atto di precetto ti dà solo 10 giorni per pagare. Non sarà questo questo breve termine a consentirti di risanare la tua situazione; perciò vorresti sapere con esattezza quanto tempo passa dal precetto al pignoramento.

Nella speranza che l’avvocato del creditore non sia così solerte da agire nei tuoi riguardi già alla scadenza del decimo giorno, non ti resta che sperare in una finestra di tempo quanto più ampia possibile. Ebbene, se questo è il tuo problema, posso già darti una consolazione: sebbene il termine di 10 giorni indicato nell’atto di precetto per pagare il debito è da ritenersi perentorio, nel senso che già all’undicesimo il creditore può avviare il pignoramento, quasi mai l’azione esecutiva inizia così tempestivamente. Ci sono infatti dei “tempi tecnici” del processo esecutivo che richiedono maggiore pazienza. Ecco perché posso già darti una buona notizia: se stanno per scadere i 10 giorni da quando l’ufficiale giudiziario ti ha notificato il precetto, è verosimile che avrai ancora un po’ di tempo per adempiere. E se lo farai in ritardo, non sarà certo per questo che il creditore rifiuterà il pagamento. Anzi, probabilmente ti ringrazierà per non averlo costretto a una lunga, costosa e incerta procedura esecutiva.

Se dunque vuoi sapere quanto tempo passa dal precetto al pignoramento, non ti resta che leggere le seguenti spiegazioni.

Atto di precetto: di cosa si tratta?

Iniziamo dall’iter che il creditore deve rispettare per procedere nei tuoi riguardi con un pignoramento (qualunque esso sia).

La notifica del titolo esecutivo 

La prima cosa che deve fare è notificarti la sentenza di condanna (è il cosiddetto “titolo esecutivo”: un documento cioè che ufficializza il tuo debito e il relativo ammontare). Se ha agito nei tuoi riguardi con un decreto ingiuntivo, dovrà notificarti quest’ultimo e dovranno decorrere 40 giorni prima che questo diventi definitivo.

Se hai emesso un assegno o firmato una cambiale, il creditore non ha bisogno di avviare la causa: il titolo esecutivo è già lo stesso titolo di credito (appunto l’assegno o la cambiale protestata). Per cui non riceverai alcuna notifica.

La notifica del precetto

Il secondo step che deve eseguire il creditore per avviare un pignoramento è notificarti il cosiddetto atto di precetto. Si tratta dell’ultimo invito a pagare entro 10 giorni avvertendoti che, in caso contrario, si potrà procedere contro di te attraverso il pignoramento dei tuoi beni. In esso deve essere indicata ovviamente la somma che devi pagare (con spese legali e interessi) e la causa del debito (va cioè indicato il titolo esecutivo).

L’atto di precetto, come il titolo esecutivo, possono esserti notificati con Posta Elettronica Certificata (Pec) se sei un’azienda, una società o un professionista.

Se non accetti l’atto che ti viene notificato a casa non cambi la situazione perché la notifica si considera eseguita. Viceversa, se non sei a casa quando arriva l’ufficiale giudiziario o il postino, hai più tempo. La legge infatti dice che il termine di 10 giorni inizia a decorrere:

se ritiri la raccomandata entro i primi 10 giorni dalla spedizione dell’avviso di giacenza, i termini iniziano a decorrere dal ritiro stesso;

se ritiri la raccomandata dopo i primi 10 giorni dalla spedizione dell’avviso di giacenza, la notifica si ha per eseguita al 10° giorno dalla suddetta spedizione; così non fa differenza se la busta viene ritirata dopo 20 o 30 giorni.

L’avvio del pignoramento

Dopo che il creditore ha notificato l’atto di precetto deve attendere 10 giorni da quando il destinatario ha ricevuto l’atto e solo l’11° può avviare il pignoramento. Ma è proprio in questa fase che si perde molto più tempo. Innanzitutto perché la ricevuta di consegna della notifica del precetto può arrivare al creditore ben oltre i 10 giorni da quando ha dato l’atto all’ufficiale giudiziario. A volte possono trascorrere anche 14-20 giorni prima di ottenere la prova dell’avvenuto ricevimento. Questa prova è necessaria perché, senza di essa, non si può chiedere il pignoramento.

In secondo luogo bisogna considerare che gli avvocati hanno spesso un carico di lavoro che non consente loro di muoversi sempre nel giorno preciso a partire dal quale è possibile agire. Così, ad esempio, potrebbe succedere che l’avvocato abbia bisogno di maggior tempo per scrivere l’atto di pignoramento (poiché, anche se si tratta di un atto formalmente notificato dall’ufficiale giudiziario, viene però compilato dal legale del creditore) e poi recarsi all’ufficio dell’ufficiale giudiziario per la consegna dell’atto stesso e la richiesta di pignoramento. Ciò dipende quindi solo dal professionista e non dalla legge. La legge gli impone di non far passare più di 90 giorni dall’avvenuta notifica del precetto. In buona sostanza, il debitore deve sapere che, dal giorno in cui ha ricevuto il precetto a quello in cui potrà rischiare un pignoramento è previsto:

  • un termine minimo di 10 giorni prima del quale, come abbiamo detto, è impossibile l’azione esecutiva;
  • e un termine massimo di 90 giorni dopo il quale l’atto di precetto “decade”. Quindi, se il pignoramento dovesse arrivare il 91° giorno dal ricevimento del precetto sarebbe illegittimo.

Quando il precetto scade per decorso dei 90 giorni, il creditore che voglia avviare il pignoramento dovrà per forza notificare un secondo atto di precetto dando comunque al debitore altri 10 giorni di tempo per pagare.

C’è poi un ultimo aspetto da considerare che può influire sui tempi del pignoramento: una volta che l’ufficiale giudiziario ha ricevuto la richiesta di pignoramento, non è anch’egli così tempestivo da avviarlo subito; possono infatti passare alcuni giorni. Così, nel caso di un pignoramento mobiliare si può arrivare ad attendere anche uno mese. Più facile è invece il pignoramento immobiliare o presso terzi per i quali è sufficiente una notifica di un ulteriore atto (l’atto di pignoramento vero e proprio).

In sintesi, sebbene per legge tra l’atto di precetto e il pignoramento non può mai passare un termine inferiore a 10 giorni e uno superiore a 90, a conti fatti può succedere che:

  • il pignoramento avvenga dopo molti giorni o settimane dalla notifica del precetto: ad esempio dopo 40 o 60 giorni;
  • il pignoramento non avvenga entro i 90 giorni e, in tal caso, si dovrà attendere la notifica di un ulteriore atto di precetto.

Perché il creditore non effettua il pignoramento entro 90 giorni dal precetto?

Le ragioni che potrebbero portare il creditore a far scadere i 90 giorni del precetto possono essere svariate. Potrebbe ad esempio succedere che l’avvocato non ha avuto tempo a sufficienza per scrivere l’atto di pignoramento o non ha avuto notizie in merito ai beni del debitore da pignorare.

In tutto ciò potrebbe anche inserirsi un’ulteriore eventualità che allunga i tempi: il creditore, notificato il precetto, può chiedere al Presidente del Tribunale l’autorizzazione ad effettuare la cosiddetta ricerca telematica dei beni del debitore, ossia l’accesso all’Anagrafe tributaria per sapere quali redditi o beni il debitore possiede. Ciò rende più certo il pignoramento ma allunga i termini.

C’è poi un effetto di “stimolo” che ha sempre la notifica del precetto ed a cui, a volte, si ricorre solo per far spaventare il debitore, senza però avere intenzione poi di avviare gli atti esecutivi, che spesso sono costosi e aleatori.