Fondo morosi incolpevoli: cos’è e chi può accedervi?

Si può evitare lo sfratto a causa delle precarie condizioni economiche? Quando la morosità è incolpevole?

La legge mette a disposizione del creditore ogni strumento possibile affinché il proprio diritto possa essere tutelato. E così, se hai prestato del denaro ad una persona e questa rifiuta di restituirtelo, potrai chiedere al giudice l’emissione di un titolo che, una volta esecutivo, ti legittimi a procedere coattivamente (con espropriazione forzata) nei confronti del debitore; se la tua controparte contrattuale non rispetta gli impegni assunti, potrai chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni; se il tuo inquilino non paga più il fitto, puoi sfrattarlo in breve tempo. Ma cosa accade se il debitore è tale non per sua volontà, ma perché, a causa di un evento non prevedibile, è rimasto senza soldi. Hai mai sentito parlare di sfratti per morosità incolpevole?

La legge ha da qualche hanno introdotto alcuni strumenti di tutela a favore di quelle persone che, rimaste senza lavoro, non possono più fare fronte ai debiti originariamente assunti. Una situazione purtroppo comune a molti italiani, soprattutto a seguito della crisi economica. Per cercare di tamponare queste emergenze e di aiutare i tanti cittadini che, non per propria volontà, non possono più far fronte ai propri debiti, la legge italiana ha istituito un apposito fondo a cui gli enti locali possono attingere per dare una mano ai cittadini. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare aspetto: vedremo come funzionano gli sfratti per morosità incolpevole.

Morosità incolpevole: cos’è?

Come anticipato, una legge italiana del 2013 ha predisposto misure urgenti in materia di imposte sulla casa, di fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici. La legge ha istituito un apposito fondo cui i Comuni possono attingere per l’erogazione di contributi proprio in favore di inquilini morosi incolpevoli.

Per morosità incolpevole si intende una situazione di sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone locativo a ragione della perdita o consistente riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare.

Quando la morosità è incolpevole?

Secondo la legge, la morosità di una persona è incolpevole (cioè, non è attribuibile ad una sua colpa) quando la perdita o la consistente riduzione della capacità reddituale sia dovuta ad una delle seguenti  cause:

  • perdita del lavoro per licenziamento;
  • accordi aziendali o sindacali con consistente riduzione dell’orario di lavoro;
  • cassa integrazione ordinaria o straordinaria che limiti notevolmente la capacità reddituale;
  • mancato rinnovo di contratti a termine o di lavoro atipici;
  • cessazioni di attività libero-professionali o di imprese regolarmente registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da perdita di avviamento in misura consistente;
  • malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato la consistente riduzione del reddito complessivo del nucleo medesimo o la necessità dell’impiego di parte notevole del reddito per fronteggiare rilevanti spese mediche e assistenziali.

Alla luce di quanto appena detto, dunque, non si potrà parlare di morosità incolpevole per ogni evento sfortunato o sfavorevole: solamente le cause appena viste danno luogo alle agevolazioni previste per chi non sia più in grado di pagare il fitto oppure di far fronte alle proprie obbligazioni.

Sfratto inquilino moroso: come funziona?

Prima di giungere a parlare degli sfratti per morosità incolpevole, è bene che ti spiega in modo sintetico e chiaro come funziona, normalmente, uno sfratto. Quando concedi in locazione un tuo immobile al fine di permettere a qualcun altro di abitarvi, la legge ti tutela dagli eventuali inadempimenti di quest’ultimo offrendoti la possibilità di mandarlo via mediante una procedura più semplificata rispetto a quella ordinaria.

Lo sfratto dell’inquilino che non paga più i canoni funziona così: il proprietario cita in tribunale il conduttore affinché il giudice si pronunci. Se questi dovesse riconoscere come valido lo sfratto (cosiddetta convalida di sfratto), allora all’inquilino verrà assegnato un termine entro cui liberare spontaneamente l’immobile. Se non obbedisce, il locatore può ottenere che l’ufficiale giudiziario, assistito dalle forze dell’ordine, proceda coattivamente (cioè, con la forza) al rilascio dell’immobile. In sintesi, quindi, volente o nolente l’inquilino moroso dovrà abbandonare l’abitazione in cui si trova se ha smesso di pagare i canoni pattuiti con il proprietario: se non dovesse obbedire spontaneamente all’ordine del giudice di lasciare l’immobile, potrà esservi costretto anche con il ricorso alle forze dell’ordine.

Sfratto morosità incolpevole: come funziona?

Abbiamo spiegato cos’è la morosità incolpevole e cos’è e come funziona lo sfratto; congiungiamo ora i due aspetti e vediamo come funziona lo sfratto per morosità incolpevole. L’inquilino che non possa più pagare i canoni di locazione perché si trova in una delle condizioni di morosità incolpevole sopra viste (perdita del lavoro per licenziamento, cassa integrazione, malattia grave, ecc.) può accedere agli speciali fondi istituiti dalla legge per opporsi all’intimazione di sfratto e ottenere così di continuare a rimanere nell’immobile.

In pratica, al moroso incolpevole a cui è stato intimato lo sfratto è data la possibilità di saldare il proprio debito accedendo alle risorse economiche messe a disposizione dallo Stato. Vediamo chi può farne richiesta.

Chi può accedere al contributo per evitare lo sfratto?

Secondo la legge, l’inquilino che si trova in stato di morosità incolpevole può chiedere al proprio Comune di appartenenza di accedere ai contributi statali(nei limiti della concreta disponibilità), purché il richiedente:

  • abbia un reddito Isee non superiore a 35mila euro o un reddito derivante da regolare attività lavorativa con un valore Isee non superiore a 26mila euro;
  • sia destinatario di un atto di intimazione di sfratto per morosità, con citazione per la convalida;
  • sia titolare di un contratto di locazione di unità immobiliare ad uso abitativo regolarmente registrato  (con esclusione di immobili di valore appartenenti alle categorie catastali A1,  A8  e  A9, cioè le abitazioni signorili, le ville e i castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici)  e risieda nell’alloggio oggetto della procedura di rilascio da almeno un anno;
  • abbia cittadinanza italiana, di un Paese dell’Unione Europea, ovvero, nei casi di cittadini non appartenenti  all’Unione,  possieda un regolare titolo di soggiorno.

La verifica dei requisiti

Prima di elargire il contributo (non superiore a ottomila euro, comunque), il  Comune  deve verificare  che  il richiedente, ovvero un componente del suo nucleo familiare, non sia titolare di diritto di proprietàusufrutto, uso o abitazione nella provincia di  residenza di altro immobile fruibile ed adeguato alle esigenze  del  proprio nucleo familiare.

Costituisce criterio preferenziale per la concessione del contributo la presenza all’interno del nucleo familiare di almeno un componente che sia: ultrasettantenne, ovvero minore, oppure con invalidità accertata per almeno il 74%, ovvero in carico ai  servizi sociali o alle competenti aziende sanitarie locali  per  l’attuazione di un progetto assistenziale individuale.

Come evitare lo sfratto se non c’è morosità incolpevole?

Abbiamo visto come evitare lo sfratto per morosità incolpevole: se si è in possesso dei requisiti elencati nei paragrafi precedenti, è possibile regolarizzare la propria posizione debitoria chiedendo al Comune di residenza l’accesso ai fondi stanziati annualmente dallo Stato per aiutare coloro che non possono più pagare il fitto per causa non imputabile. Cosa succede se, per un motivo o per un altro, non si possono ottenere queste risorse economiche? Bisogna rassegnarsi allo sfratto? Non necessariamente. A prescindere dalla morosità incolpevole, infatti, la legge già prevedeva delle norme a favore del conduttore a cui sia intimato di abbandonare l’immobile preso in affitto: certo, non si tratta di un sussidio economico, ma della possibilità di sanare la propria situazione mettendosi in regola con i pagamenti.

La legge stabilisce che se l’inquilino moroso offre al locatore il rimborso di tutti i canoni non pagati, compresa ogni altra spesa legale e accessoria, può bloccare lo sfratto e ottenere di poter continuare a rimanere nell’immobile. Questa specie di “sanatoria” è consentita al conduttore per un massimo di tre volte nell’arco del quadriennio.

Le condizioni di difficoltà dell’inquilino moroso

Abbiamo appena detto che l’inquilino moroso può neutralizzare lo sfratto se paga tutti gli arretrati, comprensivi di interessi e di ogni altra spesa. Ove tale pagamento non avvenga all’udienza fissata per la convalida dello sfratto, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a novanta giorni. In tal caso rinvia l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato.

In pratica, accade ciò: se l’inquilino moroso dimostra la volontà di voler pagare, ma non può farlo immediatamente perché sta vivendo un momento di difficoltà (la legge non specifica a cosa devono ricondursi le comprovate condizioni di difficoltà), il giudice può concedergli una dilazione di pagamento, consentendogli di regolarizzare la propria posizione debitoria entro e non oltre novanta giorni dall’udienza. Secondo la legge, inoltre, la morosità può essere sanata, per non più di quattro volte nel corso di un quadriennio, entro centoventi giorni dall’udienza, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.

È possibile comprendere, quindi, come, anche in assenza dei requisiti che consentono l’accesso al fondo per morosi incolpevoli, chi è indietro con il pagamento dei canoni di locazione possa comunque ottenere una dilazione, cioè un maggior termine per adempiere e per continuare così ad abitare nell’immobile preso in affitto.